domenica, 17 agosto 2008

Tra calure e nubifragi agostani, l’onda del malcontento per i compiti estivi sulle pagine dei quotidiani. Non sembra anomala, ma solo a prima vista. Gli aneddoti di Cinzia Sasso – “Alice, 7 anni, prossima alla terza, iscritta a un’elementare del centro di Milano, già all' indomani della chiusura della scuola mette la sveglia alle 8 perché dalle 9 alle 12 bisogna fare i compiti. […] spostarsi significa preparare uno zaino gigantesco” (la Repubblica, 11/8/08) – non sono il cuore del problema (ne sono il “Cuore”, semmai). Nella stessa inchiesta, Intravaia ha citato il fioroniano “Progetto ascolto” (a. s. 06/07, settore servizio clienti, appena pubblicato), registrando l’onda bassina delle critiche ai compiti per casa (non per ombrellone) delle superiori (19 %); quella più alta nel ciclo primario (31,5 %); infine, un’onda alta il doppio, che corre dritta verso le aule scolastiche: «[…] i dati più interessanti riguardano il 61 per cento delle famiglie che ritengono le lezioni “poco stimolanti” e le 41 su 100 che considerano “non sempre efficaci le metodologie didattiche utilizzate” dagli insegnanti.» Lodoli ha sigillato l’inchiesta con leggerezza: “Qui siamo tutti d' accordo: niente compiti per l'estate, niente stanzette soffocanti, lasciamo che la natura e lo stupore insegnino tante cose belle ai nostri bambini.”
Vogliamo scommettere che solo barchette leggere come questa ce la faranno, col muro dell’onda perfetta già all’orizzonte?   

postato da: borg55 alle ore 15:49 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   18 Agosto 2008 - 15:01
 
Mi sembrano pienamente estivi gli articoli che ci proponi; ci confermano la predisposizione dei giornali a cavalcare l'onda dell'opinione facile e dell'argomento frivolo, almeno in tempi di solleone. A costo di sembrare vecchio e noioso (quale sono), dico che preferirei articoli pesanti che ci spieghino come si fa a far credere di rispettare le promesse di investimento nella scuola tagliando i finanziamenti. Ad ogni modo io non mi sento parte in causa perchè - con leggerezza lodoliana - non assegno mai compiti per le vacanze: primo, perchè non sapevo che si doveva fare; secondo, perchè li ritengo inutili visto che - con i tempi che corrono - non vengono svolti neanche i compiti per le non-vacanze. Una curiosità: ma tutti questi genitori (che immagino tanti se si parla del 61% e 41% delle famiglie) su quali basi giudicano le lezioni assegnate e come fanno a stabilire che "le metodologie didattiche utilizzate" sono inefficaci? mi vien fatto di pensare a quanto diceva J.L.Borges a proposito di limiti della democrazia: se si deve risolvere un'equazione differenziale si chiede il parere di ingegneri e matematici; come mai per un problema di economia si chiede il parere di tutti?
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#2   23 Agosto 2008 - 11:04
 
La mia impressione è che a differenza dei nostri studenti, noi si riceva la pagella tutto l'anno. C'è scritto da un bel pezzo il giudizio che siamo noiosi (strano che ancora non si dica che abbiamo a che fare con la scomparsa delle mezze stagioni, signora mia!).
Finora, bene o male, ci siamo potuti fare tante barchette con le nostre pagelle, ora si tratterà di salirci a bordo, e vedere se reggeranno l'urto dell'onda (perfetta, col governo perfetto per starci sopra, con la tavola di leggi nuove). Questo è il point break che si sta formando.
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categoria:scuola, idee, attualitĂ